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Nel 2011 la World Federation of Music Therapy (WFMT) ha definito la musicoterapia come “l’uso professionale della musica e dei suoi elementi (silenzio, suono, melodia, ritmo, armonia ecc), equivale a dire un intervento professionale e mirato applicabile in svariati ambiti (medico, educativo o quotidiano), nei confronti di individui, gruppi, famiglie e/o comunità che desiderano migliorare la propria qualità di vita, la propria salute e il proprio benessere fisico, sociale, comunicativo, emotivo, intellettuale e spirituale.
Il celebre psicologo Paul Watzlawick nel “Pragmatica della comunicazione umana” (1971) afferma che “non si può non comunicare” sostenendo come la comunicazione avvenga contemporaneamente su due piani: quello del contenuto e quello della relazione. L’altrettanto celebre psicologo Michael Argyle afferma che gli esseri umani fanno uso di comunicazione verbale e non verbale. Quest’ultima si occupa delle espressioni del volto, del contatto visivo, della postura, dell’intonazione della voce, della prossemica, eccetera, elementi che ci permettono di comprendere la persona con la quale entriamo in relazione e viceversa.
Terapia Benenzon: un modello di Musicoterapia
La Terapia Benenzon, uno dei cinque modelli di musicoterapia riconosciuti ufficialmente dalla WFMT, creato da Rolando Benenzon (1939), psichiatra e musicista argentino, in particolar modo si basa sulla relazione non verbale. Tutto avviene in un contesto nel quale l’osservazione, l’ascolto, l’attesa, il saper accogliere e l’aspettare il paziente da parte del terapeuta permette di creare uno spazio nel quale potersi esprimere liberamente.
Comunicazione alternativa e stimolazione percettiva
Il paziente può dare forma al suo vissuto, ai suoi ricordi, al suo stato d’animo utilizzando forme di comunicazione alternative. Nel contesto non verbale il sistema percettivo del paziente viene stimolato da codici di comunicazione alternativi alla parola: linguaggio sensoriale, corporeo, sonoro, musicale, con l’obiettivo di migliorare i processi comunicativi e relazionali del paziente. Esistono, a grandi linee, due tipi di musicoterapia: quella recettiva e quella attiva.
Tipologie di Musicoterapia: recettiva e attiva
Nella prima il paziente ascolta dei brani musicali e, guidato dal musicoterapeuta, può verbalizzare le sensazioni derivate dall’ascolto. Nella seconda, invece, l’interazione tra il musicoterapeuta e il paziente avviene tramite la produzione diretta di suoni attraverso l’uso di mediatori: strumenti musicali (anche autocostruiti), oggetti di uso comune, la voce, il corpo, il movimento, il silenzio eccetera.
Applicazione della Terapia Benenzon
La Terapia Benenzon, usata dai musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME, rientra nella seconda tipologia di musicoterapia. Esso è basato, tra le altre cose, sulla teoria psicoanalitica freudiana, sulla teoria dell’oggetto transizionale winnicottiana e, come già detto, sui concetti di comunicazione della scuola di Palo Alto, California. La Terapia Benenzon lavora nel qui e ora: ogni seduta fa storia a sé poiché il paziente porta se stesso, in quel momento. Un ciclo di sedute, comunque, racconta una storia, ricca di momenti intensi, emozionanti: quella della relazione tra il paziente e il musicoterapeuta.
Le sedute con il paziente hanno una durata di 45′ ma il lavoro del musicoterapeuta inizia prima dell’arrivo del paziente e finisce dopo la sua partenza. Almeno venti minuti prima, infatti, il musicoterapeuta allestisce il setting (il luogo dove avviene la seduta comprensivo degli strumenti musicali), rilegge i protocolli delle sedute precedenti per rinfrescare quanto accaduto, compila quelli della nuova seduta che sta per iniziare (primo e secondo) e prepara se stesso. Dopo, compilerà i restanti protocolli (terzo e quarto) e riporrà gli strumenti dopo averli disinfettati. Nella Terapia Benenzon il terapeuta è vincolato al segreto professionale osservando la sacralità del setting.
Adattabilità della Terapia Benenzon
Poiché la Terapia Benenzon è basata sul non verbale essa è adattabile praticamente a qualsiasi tipologia di paziente. I musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME operano con donne in gravidanza e post parto, persone con gravi cerebrolesioni acquisite, con problematiche fisiche e psichiche gravi, con demenze, Alzheimer, Parkinson, in stato di coma, stato vegetativo e minima coscienza, bambini, adolescenti e adulti con disturbi spettro autistico, ricoverate in hospice, in RSA, in ospedale, eccetera. I musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME sono tutti professionisti qualificati e certificati in conformità alla norma UNI 11592-2015 (ai sensi della legge 4/2013) con l’obbligo di una formazione permanente e una costante supervisione.
Nel 2011 la World Federation of Music Therapy (WFMT) ha definito la musicoterapia come “l’uso professionale della musica e dei suoi elementi (silenzio, suono, melodia, ritmo, armonia ecc), equivale a dire un intervento professionale e mirato applicabile in svariati ambiti (medico, educativo o quotidiano), nei confronti di individui, gruppi, famiglie e/o comunità che desiderano migliorare la propria qualità di vita, la propria salute e il proprio benessere fisico, sociale, comunicativo, emotivo, intellettuale e spirituale.
Il celebre psicologo Paul Watzlawick nel “Pragmatica della comunicazione umana” (1971) afferma che “non si può non comunicare” sostenendo come la comunicazione avvenga contemporaneamente su due piani: quello del contenuto e quello della relazione. L’altrettanto celebre psicologo Michael Argyle afferma che gli esseri umani fanno uso di comunicazione verbale e non verbale. Quest’ultima si occupa delle espressioni del volto, del contatto visivo, della postura, dell’intonazione della voce, della prossemica, eccetera, elementi che ci permettono di comprendere la persona con la quale entriamo in relazione e viceversa.
La Terapia Benenzon, uno dei cinque modelli di musicoterapia riconosciuti ufficialmente dalla WFMT, creato da Rolando Benenzon (1939), psichiatra e musicista argentino, in particolar modo si basa sulla relazione non verbale. Tutto avviene in un contesto nel quale l’osservazione, l’ascolto, l’attesa, il saper accogliere e l’aspettare il paziente da parte del terapeuta permette di creare uno spazio nel quale potersi esprimere liberamente.
Il paziente può dare forma al suo vissuto, ai suoi ricordi, al suo stato d’animo utilizzando forme di comunicazione alternative. Nel contesto non verbale il sistema percettivo del paziente viene stimolato da codici di comunicazione alternativi alla parola: linguaggio sensoriale, corporeo, sonoro, musicale, con l’obiettivo di migliorare i processi comunicativi e relazionali del paziente. Esistono, a grandi linee, due tipi di musicoterapia: quella recettiva e quella attiva.
Nella prima il paziente ascolta dei brani musicali e, guidato dal musicoterapeuta, può verbalizzare le sensazioni derivate dall’ascolto. Nella seconda, invece, l’interazione tra il musicoterapeuta e il paziente avviene tramite la produzione diretta di suoni attraverso l’uso di mediatori: strumenti musicali (anche autocostruiti), oggetti di uso comune, la voce, il corpo, il movimento, il silenzio eccetera.
La Terapia Benenzon, usata dai musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME, rientra nella seconda tipologia di musicoterapia. Esso è basato, tra le altre cose, sulla teoria psicoanalitica freudiana, sulla teoria dell’oggetto transizionale winnicottiana e, come già detto, sui concetti di comunicazione della scuola di Palo Alto, California. La Terapia Benenzon lavora nel qui e ora: ogni seduta fa storia a sé poiché il paziente porta se stesso, in quel momento. Un ciclo di sedute, comunque, racconta una storia, ricca di momenti intensi, emozionanti: quella della relazione tra il paziente e il musicoterapeuta.
Le sedute con il paziente hanno una durata di 45′ ma il lavoro del musicoterapeuta inizia prima dell’arrivo del paziente e finisce dopo la sua partenza. Almeno venti minuti prima, infatti, il musicoterapeuta allestisce il setting (il luogo dove avviene la seduta comprensivo degli strumenti musicali), rilegge i protocolli delle sedute precedenti per rinfrescare quanto accaduto, compila quelli della nuova seduta che sta per iniziare (primo e secondo) e prepara se stesso. Dopo, compilerà i restanti protocolli (terzo e quarto) e riporrà gli strumenti dopo averli disinfettati. Nella Terapia Benenzon il terapeuta è vincolato al segreto professionale osservando la sacralità del setting.
Poiché la Terapia Benenzon è basata sul non verbale essa è adattabile praticamente a qualsiasi tipologia di paziente. I musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME operano con donne in gravidanza e post parto, persone con gravi cerebrolesioni acquisite, con problematiche fisiche e psichiche gravi, con demenze, Alzheimer, Parkinson, in stato di coma, stato vegetativo e minima coscienza, bambini, adolescenti e adulti con disturbi spettro autistico, ricoverate in hospice, in RSA, in ospedale, eccetera. I musicoterapeuti della cooperativa sociale ISOINSIEME sono tutti professionisti qualificati e certificati in conformità alla norma UNI 11592-2015 (ai sensi della legge 4/2013) con l’obbligo di una formazione permanente e una costante supervisione.
MUSICOTERAPIA
Il progetto per i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) utilizza la musicoterapia per migliorare l’espressività e la comunicazione.
La prima parte del progetto è dedicata ai bambini di età compresa tra i 2 e 6 anni con Disturbo dello Spettro Autistico (DSA). Ma cosa si intende per DSA? È una malattia? No, le persone affette da DSA non sono malate; semplicemente hanno un cervello che funziona diversamente da quello cosiddetto “normale”.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) definisce il DSA come “un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo caratterizzati da deficit persistenti nella comunicazione e nell’interazione sociale in molteplici contesti e pattern di comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi”.
Nel concreto si traduce in situazioni che possono variare dall’essere in grado di comunicare verbalmente ed avere alcune relazioni (sociali e non) alla totale impossibilità di farlo. È proprio in questi casi limite, spesso legati anche a compromissioni intellettive e fisiche più o meno gravi, che intervengono le arti-terapie, le quali completano e integrano la classica terapia della parola lavorando sulla dimensione senso-motoria.
Isoinsieme in particolar modo pratica un modello di musicoterapia, il Modello Benenzon, che attraverso una particolare attenzione agli elementi (corporo-sonori-non verbali), è in grado di fornire una risorsa importante per facilitare l’espressività e la relazione, offrendo alla famiglia una nuova importante possibilità di comunicazione con il bambino. Numerosi studi dimostrano quanto l’efficacia dell’approccio musicoterapico si basi sul divertimento che tutti i soggetti coinvolti possono trarne.
L’attenzione del bambino viene da subito catturata dall’aspetto ludico della relazione con il terapeuta, che ha come protagonisti ritmi e melodie. Il processo terapeutico si struttura per obiettivi che, proposti di volta in volta dall’équipe, possono variare per ogni bambino. Si parte stimolando l’espressività e l’attitudine alla creazione oltre che consolidando la relazione con il/la musicoterapeuta. I primi cambiamenti concreti si avvertono nell’aumento dei tempi di attenzione e concentrazione, nel miglioramento della regolazione emotiva, nell’accettazione delle regole e dell’alternanza dei turni, nel manifestarsi di un contatto visivo e nella condivisione degli strumenti musicali; il tutto in un contesto non performante in cui il bambino è lasciato libero di esprimersi.
MUSICOTERAPIA
L’uso della musicoterapia viene nelle cure palliative migliora la qualità della vita dei malati terminali, alleviando sofferenza e stimolando emozioni.
La seconda parte del progetto si svolge nei centri residenziali di cure palliative, comunemente conosciuti col termine di “Hospice”. Gli Hospice sono strutture nelle quali vengono accolti malati terminali, persone affette da malattie progressive e in fase avanzata con prognosi infausta, per i quali ogni terapia finalizzata alla guarigione o alla stabilizzazione non è più possibile. Negli Hospice è garantita assistenza medica e infermieristica, psicologica e spirituale, 24 ore su 24, sette giorni su sette, in un ambiente il più possibile simile a quello domestico; è possibile, infatti, portare oggetti personali per arredare la stanza.
Le cure palliative sono l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali volti a migliorare il più possibile la qualità della vita del malato in fase terminale e della sua famiglia. Poiché la fase terminale è una condizione irreversibile nella quale l’individuo perde la sua autonomia fisica, psicologica, sociale e spirituale le cure hanno lo scopo di alleviare la sofferenza dell’individuo garantendo il rispetto della sua dignità in un momento di estrema fragilità.
La musicoterapia può rivelarsi un’ottima alleata in questo frangente poiché la musica, con tutti suoi elementi (suono, melodia, armonia, ritmo e silenzio) e il suo potere evocativo ha una forte influenza sui bisogni biologici, psicologici, emotivi e cognitivi. Può essere di profondo aiuto anche dal punto di vista sociale, esistenziale, spirituale e, soprattutto, relazionale. La musica, infatti, è in grado di stimolare l’immaginazione e i ricordi dando alla persona la possibilità di entrare in contatto con la propria identità, le proprie sensazioni, gli affetti, il proprio vissuto. In una situazione di fragilità psico-fisico-emotiva spesso la persona malata tende a chiudersi rendendo complessa la comunicazione verbale verso l’altro. Per il malato terminale questa solitudine esistenziale si tramuta in un problema costante. Ecco che la musicoterapia diventa uno strumento essenziale: osservazione, ascolto, attesa, accoglienza e assenza di giudizio da parte del musicoterapeuta permettono di creare uno spazio relazionale nel quale la persona può esprimersi liberamente. A discrezione del paziente si possono ascoltare brani scelti, cantarli, suonare semplici strumenti o restare in ascolto della produzione musicale del musicoterapeuta. L’intervento musicoterapico diventa così uno spazio dentro il quale l’individuo, mantenendo il senso della propria identità, è reso protagonista. Numerosi studi scientifici annoverano la musicoterapia tra gli approcci non farmacologici più efficaci nell’ambito dei programmi di cure palliative: ampiamente utilizzata in ambito oncologico, neurologico e nella terminalità ha dimostrato il potere di far riemergere funzioni emotive sopite nei malati terminali favorendo l’accompagnamento alla morte. Studi piloti hanno evidenziato inoltre come la musicoterapia sia in grado di ridurre lo stress, l’ansia e la depressione, in alcuni casi riducendo il livello di dolore e favorendo il sonno.
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